5 de jul de 2013

entrevista à strade magazine



saiu uma entrevista minha a sandra biondo, na strade magazine, a revista dos tradutores editoriais italianos, disponível aqui. agradeço muito a oportunidade!




Intervista a Denise Bottmann

(a cura di Sandra Biondo)
Sandra Biondo intervista Denise Bottmann, una traduttrice brasiliana che da anni si batte contro il plagio delle traduzioni letterarie.
Denise, come è nato il blog “Não gosto de plágio”?
Be’, oggi so che in Brasile il plagio della traduzione è una pratica che esiste da molto tempo, fin dagli inizi del XX secolo, ma nel 2007 non lo sapevo, non avevo idea che ci fosse qualcosa del genere.
Fu proprio nell’agosto del 2007 che, frequentando una lista di discussione di traduttori (Litterati), venni a sapere del caso di due traduzioni identiche dell’Ivanhoe di Walter Scott: una era quella di un famoso traduttore brasiliano, Brenno Silveira, che era stata pubblicata nel 1959; l’altra era attribuita a un certo “Roberto Nunes Whitaker” ed era stata pubblicata nel 2002 dalla casa editrice Nova Cultural. Questa vicenda mi colpì e mi spinse a fare una ricerca su altre opere pubblicate da quello stesso editore.
Nel mese di ottobre di quello stesso anno il giornale Folha de São Paulo, uno dei quotidiani più importanti del Brasile, pubblicò alcuni articoli sul plagio delle traduzioni pubblicate da un’altra casa editrice, la Martin Claret, e anche dalla Nova Cultural. Questi editori prendevano delle vecchie traduzioni, le modificavano leggermente, eliminavano il nome del traduttore originale e al loro posto mettevano dei nomi fittizi. I casi denunciati in quegli articoli si riferivano a classici come Platone, Voltaire, Flaubert, Baudelaire, Dostoevskij e Kafka.
In seguito a tutto ciò, con i traduttori iscritti a Litterati decidemmo di ribellarci e di scrivere un manifesto contro questa pratica illegale, divulgarlo sotto forma di petizione e cercare di ottenere il sostegno di altri traduttori. A tale scopo fu creato un blog,Assinado-Tradutores (Firmato Traduttori), finalizzato proprio alla denuncia di questi fatti.
Intanto io proseguivo con le mie ricerche e continuavo a scoprire situazioni irregolari, parliamo di decine, sempre da parte di questi due editori e a partire soprattutto dal 1999.
Per me il grande problema del plagio delle traduzioni consiste non solo nella violazione dei diritti del traduttore, ma soprattutto nel saccheggio sistematico realizzato nei confronti del patrimonio traduttivo costruito nel corso del XX secolo in un paese come il Brasile, che dipende in modo massiccio da opere tradotte. Considero il plagio delle traduzioni un crimine culturale che, oltre a danneggiare i lettori, ferisce la memoria della costruzione storica della nostra cultura.
Poiché la linea di Assinado-Tradutores era orientata agli aspetti più istituzionali della vicenda, ho ritenuto giusto portare avanti il lavoro che stavo facendo attraverso un blog solo mio rivolto alle scuole, alle università, alle istituzioni culturali e ai lettori, al fine di metterli in guardia contro questi imbrogli spudorati; lo stile era quello della denuncia veemente e del conflitto frontale. Così nel 2008 (il 30 settembre, la Giornata del Traduttore) è nato Não gosto de plágio, dove ho trasferito la documentazione relativa alle analisi comparative fra i testi e tutto il resto del materiale che in precedenza avevo pubblicato su Assinado-Tradutores.
Não gosto de plágio ha svolto e continua a svolgere un ruolo molto attivo di denuncia, ma per fortuna da un po’ di tempo a questa parte gli abusi sono diminuiti e così il blog ha cominciato a dedicarsi anche alla ricerca storiografica sulla traduzione in Brasile, tramite il rilevamento bibliografico degli autori “canonici” tradotti nel nostro paese.
Nel 2010 il tuo blog, o meglio la tua persona, è stata vittima di denunce civili da parte di alcuni editori che esigevano il risarcimento di danni morali e materiali. Potresti spiegare brevemente ai lettori di Strade Magazine cosa è successo e com’è andata a finire, ammesso che sia finita?
Tramite il blog avevo denunciato centinaia di frodi messe in atto dall’editore Martin Claret, oltre ad alcune decine da parte di altri editori. Poiché ero costernata, il mio tono era alquanto insolente e ovviamente loro erano tutt’altro che contenti delle mie accuse. Ma come si suol dire, non si può negare l’evidenza e quindi la maggioranza di loro aveva dovuto riconoscere gli illeciti e ritirare le opere di circolazione.
Altri invece non si erano rassegnati e quindi mi arrivò una mezza dozzina di notifiche stragiudiziali. Ovviamente io sempre mantenuto la mia posizione.
A quel punto, uno di loro ha deciso di intentare un’azione penale per diffamazione e danni all’onore del titolare della casa editrice. Il giudice però non l’ha accolta, avendo considerato le prove insufficienti. Allora l’editore ha fatto ricorso ma è stato tutto inutile, perché ha perso di nuovo.
Successivamente un’altra casa editrice, la Landmark, ha intentato un’azione per danni morali e materiali esigendo la chiusura immediata del blog e un risarcimento ingentissimo. Il giudice si è opposto alla richiesta di chiusura anticipata del blog senza aver prima appurato i fatti. Questo processo, che riguarda le mie denunce relative alle traduzioni di Persuasione e Cime tempestose, è ancora in corso. All’inizio di quest’anno il perito nominato dal tribunale ha presentato i risultati della perizia e ha confermato il 100% di plagio nel primo caso e l’88% nel secondo. Ora stiamo aspettando la decisione finale del giudice.
Com’è la situazione della traduzione editoriale in Brasile oggi? La pratica del plagio è ancora in corso? Come reagiscono a questo fenomeno i colleghi traduttori?
Come ho già detto, fortunatamente il grottesco ricorso al plagio delle traduzioni è crollato vertiginosamente in seguito alla nostra protesta e all’ampia copertura offerta all’epoca dai vari organi di stampa. C’è stata grande mobilitazione da parte di moltissimi traduttori che si sono impegnati sul serio, e continuano a impegnarsi con vigore, nella difesa dei nostri diritti morali.
Credo che oggi sia aumentata parecchio la consapevolezza dei lettori rispetto al ruolo del traduttore, visto non più solo come perenne oggetto di critica ma anche come agente fondamentale del processo culturale nel suo senso più ampio.
Come effetto collaterale si può notare una maggior visibilità del lavoro del traduttore: gran parte dei giornali e delle riviste ora indica i crediti delle traduzioni nelle proprie recensioni, anche i siti delle principali librerie brasiliane online cominciano a indicarli più spesso, sui social network i lettori commentano le traduzioni dei libri che stanno leggendo e così via. Ad ogni modo, dobbiamo restare sempre attivi e in allerta.
Un’altra cosa significativa che ho scoperto è che le case editrici serie sono molto interessate al problema. In fin dei conti, come mi hanno detto diversi editori, questo fattore – la contraffazione, il plagio – finisce col generare una concorrenza sleale per loro complicata. Inoltre, la perdita di credibilità delle case editrici in difetto verso i lettori può riflettersi negativamente sull’intero settore editoriale, e ciò non è chiaramente nell’interesse di nessuno. Ci sono parecchi editori che simpatizzano esplicitamente con le denunce, proprio perché si rendono conto che il loro effetto sull’intero settore finisce con l’essere salutare.
Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire ai colleghi italiani?
In primo luogo vorrei ringraziarvi per il grande sostegno che ho ricevuto all’epoca del processo Landmark contro di me. Sento che fra di voi c’è uno spirito di solidarietà molto bello, vedo in voi una difesa molto sobria e matura del lavoro della traduzione e auguro un grande successo alla vostra nuova esperienza associativa.
Chissà che non possa servire di esempio anche a noi, traduttori editoriali brasiliani, per poter creare un giorno o l’altro il blocco degli “Uniti di Babele”[1]!
Denise Bottmann(http://www.dicionariodetradutores.ufsc.br/pt/DeniseBottmannn.htm), classe 1954, è laureata in Storia e ha insegnato presso il dipartimento di Filosofia dell’UNICAMP dal 1983 al 1996. Traduce dall’inglese, dal francese e dall’italiano e ha all’attivo oltre un centinaio di traduzioni soprattutto in area umanistica, pubblicate da alcune fra le più importanti case editrici brasiliane (Brasiliense, Cosac Naify, Companhia das Letras, L&MP, Nova Fronteira, Objetiva, Zahar, Alfaguara). Nell’ambiente editoriale è conosciuta per il suo impegno attivo nella valorizzazione del lavoro di traduzione.
Il suo blog Não gosto de plágio (Il plagio non mi piacehttp://naogostodeplagio.blogspot.com) raccoglie un nutrito archivio di materiale relativo al plagio e alla contraffazione di opere tradotte in Brasile, nonché un’antologia di materiale storiografico sulle traduzioni brasiliane di molti autori protagonisti della letteratura mondiale.

[1]     Denise allude ad alcuni famosi gruppi carnevaleschi brasiliani denominati “Unidos de…”. NdT

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